La morte di un martire
È quella di Charlie Kirk, ben più complicata di ciò che sembra
Buongiorno!
sono Benedetta e questa è Quarantasette, la newsletter di Generazione sugli Stati Uniti.
L’omicidio politico di Charlie Kirk ha molti piani di lettura, sfaccettati quanto era sfaccettata la sua influenza nel panorama mediatico statunitense. In questi giorni si sono lette semplificazioni di ogni sorta, alcune mosse dal desiderio di ottenere dagli altri la nostra stessa reazione, altre mosse dalla necessità di racchiudere un fatto così brutto in degli schemi semplici che ci consentano di andare rapidamente oltre.
Per fare l’esatto opposto, ossia rimanere un po’ qui, ho chiesto l’aiuto di Elisa Belotti. Elisa è una giornalista, si occupa prevalentemente di diritti e comunità marginalizzate, con un focus su quello che avviene intorno e nella Chiesa cattolica. Ha curato delle inchieste sulle terapie di conversione e gli abusi sulle religiose, che trovate qui e qui. Cura una newsletter che si chiama Senza Mulini, in cui esplora le contraddizioni del cristianesimo oggi, rappresentando con lucidità e talento le pluralità che compongono la Chiesa e altri spazi confessionali.
In questo numero di Quarantasette, Elisa Belotti ci aiuterà a capire perché la religione è così rilevante nel mondo conservatore e perché quella di Charlie Kirk sembra essere la morte di un martire.

Iniziamo.
In missione per conto di Dio
Charlie Kirk è nato e cresciuto nella periferia di Chicago, sfidando le influenze e la storia della sua città è riuscito ad appassionarsi alla politica dal lato conservatore e repubblicano. Il suo primo coinvolgimento avviene nel 2010, quando collabora come volontario alla campagna elettorale di Mark Kirk, per la sua candidatura come Senatore l’Illinois. Due anni più tardi, dopo l’incontro con Bill Montgomery, membro del movimento di destra Tea Party, fonda Turning Point USA, un’organizzazione senza scopo di lucro nata con l’obiettivo di portare in giro le idee conservatrici in ogni modo possibile, soprattutto nelle università.
Per la sua influenza, Turning Point è stata ospite della Convention Repubblicana lo stesso anno, dove Kirk ha saputo convincere Foster Friess, noto sostenitore economico del Partito, a finanziare il suo progetto. I soldi di cui ha beneficiato Turning Point sono diventati poi oggetto di indagine: nel 2020 ProPublica ha segnalato alcune dichiarazioni fuorvianti nella contabilità del progetto, evidenziando come lo stipendio di Kirk fosse inspiegabilmente passato da 27.000 a 300.000 dollari.
Turning Point ha attraversato varie fasi di fortuna e sfortuna, avvicinandosi gradualmente al Partito Repubblicano e soprattutto a Donald Trump, sostenendone il progetto politico del 2020. In occasione della prima campagna elettorale, Kirk inizia a raccogliere ed organizzare il consenso intorno a Trump. Oltre a proseguire il reclutamento calcolato di migliaia di studenti, fonda Turning Point Faith, con l’obiettivo di: “reclutare pastori e altre autorità ecclesiastiche che fossero attivi nelle questioni politiche locali e nazionali”. TPUSA investe 6.4 milioni di dollari in questo progetto, affermando di voler sollevare “le fragili fondamenta religiose dell'America al fine di far respirare un rinnovato impegno civico nelle nostre chiese”.
Su questa stessa linea, fonda il think-tank di destra Falkirk Center for Faith and Liberty, sostenuto economicamente dall’università cristiana evangelica battista Liberty University. La spesa elettorale di questa nuova organizzazione, considerando la sua presenza solo negli spazi digitali e sui social network, si attestava a circa 50.000 dollari.
Da questo momento in poi, guadagnata la stima di Trump, Kirk si concentra prevalentemente sui suoi tour nelle università. Pur non sostenendo la formazione offerta agli studenti - considerandola anzi pressoché inutile - confrontarsi e dibattere con gli universitari è per TPUSA il modo più efficace per racimolare il consenso della Generazione Z. Con questo stesso obiettivo, Kirk aumenta anche la propria presenza online, dando vita al Charlie Kirk Show.

La campagna elettorale del 2024, per il secondo mandato di Donald Trump, è stata quella che ha consacrato Kirk e la sua influenza. Non solo ha condotto, con gli strumenti sviluppati negli anni precedenti, una riuscitissima attività di proselitismo tra i più giovani, ma è riuscito a raggiungere la popolarità come ospite di diversi show su YouTube. Il canale Jubilee, per esempio, ha saputo fare di Kirk qualcosa di più di un attivista repubblicano: lo ha reso un personaggio sostitutivo del Presidente, capace di incarnare più efficacemente e in maniera più carismatica le sue idee, gestendo egregiamente quella cosa che intanto sfuggiva a Trump così come a Biden, i dibattiti.
È durante lo scorso anno che Kirk inizia ad essere qualcosa di più di un bravo oratore, venendo identificato per lo più per le sue idee: estreme, razziste, misogine, omofobe e spesso anti-storiche.
Le verità parallele che aveva creato, e la sua capacità di raccontarle come storie reali, condivisibili e attorno cui radunarsi, avevano reso le sue apparizioni pubbliche capaci di attirare anche migliaia persone. Come nel caso del suo ultimo dibattito: 3.000 giovani, al mattino, sotto il sole, per sentire parlare di politica.
Il carisma di Charlie Kirk, la sua capacità - decisamente rara - di radunare così tanti ragazzi intorno ad un mucchio di idee ben confuse, non è solo una faccenda politica. La sua affiliazione religiosa, per esempio, ne è un elemento fondante. Cresciuto in una comunità presbiteriana e a lungo membro dei Boy Scouts of America - una delle più grandi organizzazioni giovanili degli Stati Uniti - durante la pandemia di Covid-19 si è avvicinato al mondo dell’evangelismo neo-carismatico e alla Nuova Riforma Apostolica, movimento fondamentalista che punta all’instaurazione di una teocrazia basata sulla Bibbia, non sulla Costituzione.
Nel 2018 criticava duramente il movimento politico evangelico di cui poi è diventato uno dei principali leader. Sosteneva che Gesù fosse accogliente e liberale, quindi in contrasto con l'atteggiamento conservatore degli evangelici su molte questioni sociali. Dichiarava inoltre che la politica dovesse essere promossa con un approccio laico al mondo, senza ingerenze religiose nella sfera governativa.
Già nel 2022 la sua posizione muta radicalmente, arrivando a sostenere che «non esiste alcuna separazione tra Chiesa e Stato. È un'invenzione. È una finzione. Non è nella Costituzione. È stata inventata da umanisti laici». Turning Point ha ricevuto ingenti donazioni proprio per il suo carattere dichiaratamente evangelico e, durante la campagna elettorale di Trump del 2024, ha coinvolto i leader delle chiese negli stati indecisi per spingere il sostegno dell’elettorato evangelico verso il Partito Repubblicano.
L’impegno di Kirk in questo senso, sebbene condiviso e decisamente utile per i Repubblicani, non è corrisposto parimenti da Trump. Lo abbiamo visto circondato da pastori e preti pregare nell’Ufficio Ovale, lo abbiamo sentito ringraziare Dio per i suoi successi, ma è evidente che la devozione del Presidente sia funzionale a posizionarsi comodo tra chi lo ha eletto. Sembra ben più autentica, perché lo era, la motivazione che muoveva le idee di Kirk.
Le sue posizioni, infatti, erano finalizzate a dipingere Trump come figura cruciale per ripristinare la moralità cristiana negli Stati Uniti. Si scagliava contro i diritti LGBTQ+, incoraggiava le famiglie a denunciare il personale docente sospettato di essere vicino “all’ideologia gender”, si opponeva alla cultura woke, negava l’impatto del cambiamento climatico, sospettava l’esistenza di campagne anti-bianchi e sosteneva il diritto alle armi perché «vale la pena affrontare il costo di alcune morti causate dalle armi da fuoco ogni anno, purtroppo, in modo da poter avere il Secondo Emendamento per proteggere gli altri nostri diritti concessi da Dio». Il tutto nutrendo le sue dichiarazioni di riferimenti alla dottrina cristiana, nello scenario tipico del nazionalismo cristiano, che promuove le opinioni cristiane dei suoi seguaci perché prevalgano nella vita politica, culturale e sociale.
Per il suo attivismo, Kirk, era considerato in vita dall’opinione pubblica conservatrice quasi un missionario, un inviato di Dio per diffondere un messaggio politico intriso di religione in fasce della popolazione a cui è difficile arrivare. Ora, da morto, la destra politica e religiosa ne sta facendo un esempio, un martire la cui eredità deve essere portata avanti a ogni costo. Non a caso il pastore dell’Oklahoma Jackson Lahmeyer, fondatore della rete Pastors for Trump, ha commentato: «Charlie è morto per ciò in cui credeva, è morto per qualcosa di più grande di se stesso. Speriamo e preghiamo che Charlie non sia morto invano».
Fuori dall’ospedale in cui è stato condotto dopo la sparatoria, si sono radunate molte persone per portare fiori e bandiere e hanno raccontato alla stampa come Kirk abbia avuto un impatto su di loro, le loro vite, il loro impegno politico e la loro fede. La 22enne Tylar Noyes, intervistata dal New York Times, racconta che è grazie a Kirk che è riuscita a «mettere insieme la politica e Dio». Nello stesso servizio, una bambina di dieci anni di nome Abby sostiene che «una delle cose più importanti che diceva [Kirk] è: “Amo Dio, amo la mia famiglia, amo il mio Paese”».
Il bizzarro discorso della moglie di Charlie Kirk, il giorno dopo la sua morte
Online sono state diffuse delle foto di dettagli della salma. È il caso dello scatto in cui l’imprenditrice, nonché sua moglie, Erika Kirk gli bacia le mani prima della chiusura della bara. Quasi come se il suo corpo fosse una reliquia, la dimensione tangibile di un santo. E proprio come un santo è ritratto accanto a Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati, da poco canonizzati ufficialmente dalla Chiesa cattolica, davanti al duomo di Milano con tanto di aureola sul capo. La didascalia: «La santità non è vincolata al tempo o alla cultura. È una fratellanza, una comunione, un'unità in Cristo che dura per sempre. Possano le loro vite spingerci allo stesso coraggio: rimanere saldi nella verità, vivere con gioia e seguire Cristo senza riserve».
Nel turbinio delle reazioni accorate alla sua morte c’è stata la produzione di video a sfondo religioso realizzati con l’intelligenza artificiale. Come quello in cui lo si vede avvolto da una luce calda che, dall’aldilà, lascia un messaggio ai suoi sostenitori e passa loro un testimone con scritto “verità”. La sua voce: «La morte non è la fine, ma una promozione. Non perdete nemmeno un secondo restando in lutto per me [...] Riaffermate invece la verità, riaffermate il vostro coraggio, riaffermate la vostra fede e le vostre famiglie. Così mi potete onorare».
In un altro video, realizzato sempre con l’IA, si vede un Gesù rigorosamente bianco inginocchiarsi davanti al corpo senza vita di Kirk, avvolto in una bandiera degli USA, prenderlo in braccio e portarlo nello spazio, dove entrambi guardano la terra dall’alto. L’ultima clip vede Gesù tra le nuvole del paradiso e una grande bandiera statunitense sullo sfondo. Il video originale è accompagnato dal messaggio «Charlie è in paradiso con Gesù. Ben fatto, servo buono e fedele».
Oppure, ancora, viene ritratto Gesù - sempre bianco - che incorona Kirk in lacrime o che piange recitando «Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 5,10) e nella didascalia si legge il tag di Kirk.
Come ha scritto Valerio Renzi per S’è destra, «sappiamo che il suo omicidio rappresenta uno spartiacque, che c’è un prima e un dopo. Ogni rivoluzione ha bisogno dei suoi martiri. Di simboli a cui attingere. Di un sacrificio da cui trarre forza morale e legittimità». Prima la vita ma soprattutto, ora, la morte di Kirk sono fatti ma sono anche simboli. Icone che giustificano l’ingerenza di una corrente religiosa - quella del nazionalismo cristiano - in campo politico, la quale sfrutta la fede dell’elettorato per sostenere iniziative conservatrici e oppressive, alimenta la violenza e l’odio nella società statunitense e globale
Non dovremo sorprenderci se, nel prossimo futuro, questa morte verrà utilizzata proprio a compimento di questo scopo. Il Partito Repubblicano, già vicino ad una dimensione di auto-beatitudine dato il tenore dei discorsi appassionati dei suoi membri in risposta - ma non solo - alla morte di Kirk, potrebbe presto procedere alla propria santificazione. Nell’economia di un Paese e di un occidente così distante dall’essere sulla strada giusta, circondato dalle macerie di un mondo che sta crollando, la forza degli istituti religiosi, nella loro inamovibilità, lentezza e familiarità, rassicurano chi non trova risposte altrove.
Che ora la politica prenda i propri contenuti da lì, per mostrarsi più confortante e affidabile, non è sorprendente ma prevedibile, la traccia chiara di quello che potrebbero essere i prossimi anni.
Cose che ho letto-visto-ascoltato questa settimana:
Senza Mulini, la newsletter di Elisa Belotti
Questo numero di “S’è Destra”, la newsletter di Valerio Renzi
Un articolo chiaro e ben scritto di Treccani, sulla storia di Kirk
Un articolo di Valigia Blu, sull’eredità delle parole di Kirk






